giovedì 25 ottobre 2012

L'urgenza della conoscenza.

E' qualche anno che, come immagino anche voi, conosco e frequento i più svariati social network.

Una cosa che ho notato, mi incuriosisce e fa riflettere è che, a social network differente, esiste un comportamento comune, una sorta di minimo comune multiplo, che io chiamo "Urgenza della conoscenza", ovvero quella "necessità" della generalità degli utenti di raggiungere una platea più ampia possibile e nel minor tempo di "amici" virtuali.

Pensando a quella che è la finalità di un social network, ovvero il far "mettere in contatto e stabilire una relazione" tra persone con interessi e gusti più o meno comuni, mi chiedo quale sia la qualità e l'utilità di una "relazione" nata da followate/cerchiate/like-mi piace, ecc...a raffica e, sembra, quasi a caso.

In questo modo, si può parlare ancora di relazione tra persone? Di amicizia o scambio di pareri, esperienze, pensieri?

In pratica, si può ancora parlare di "social network"?

Ci sono stati e tuttora ci sono vari tentativi di creare dei social network più ristretti, quasi privati ma, fateci caso, mai qualcuno che effettivamente decolli e che si imponga. 


A questo punto, mi interrogo: può esserci una utilità "diversa" nell'avere e, soprattutto, permettere di avere, incentivare ad avere, una platea così ampia con la quale il dialogo è generalmente raro e praticamente inesistente?

Si. L'utilità c'è, ma non riguarda assolutamente il confronto e l'amicizia: motivi professionali (e ce ne sono di "professionisti del social network"), pubblicitari, auditel, sondaggi di mercato con conoscenza di gusti ed abitudini degli utenti, tastare il polso all'opinione pubblica e (perchè non pensarlo?) deviarlo(?)...di esempi ne abbiamo, è necessario continuare?

Se pensiamo a quella che è l'evoluzione di Twitter e Facebook, ad esempio, ci accorgiamo che stiamo assistendo sempre più alla loro trasformazione da social network a servizio, con l'inclusione di pubblicità ed il loro utilizzo sempre più massiccio da parte dei media tradizionali.

Certo, non è da dimenticare che possiamo anche informarci in modo diverso per il loro tramite....ma un fenomeno così importante come la primavera araba, permessa anche dall'uso di twitter, si ripeterà?

Tornando alla logica da uomini della strada ed utenti medi, potrei fare come un pensionato (presto patrimonio dell'UNESCO) al parco che, dando da mangiare ai piccioni dalla sua panchina preferita, dice: "ah, una volta le amicizie erano vere amicizie, rapporti di qualità, non come adesso che si conoscono tutti e non si conosce nessuno".

Tornando al titolo, ad un utente medio e consapevole, quindi, importa o pratica questa urgenza della conoscenza?


Io non credo: non vedo così tante persone che ad una festa, ad esempio, si buttano affannosamente a dover conoscere e chiacchierare con tutti per forza.

Minimo, verrebbero viste come sfigati ;)

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