giovedì 8 novembre 2012

Le elezioni degli Stati Uniti D'Italia - Armi di distrazione di Massa

...e niente, Obama ha pronunciato il suo discorso, riportato su tutte le tv e giornali.

Ha ringraziato il popolo italiano per aver deciso di affrontare con coraggio e speranza il cambiamento, nonostante il forte appoggio della lobby delle banche e del mondo finanziario a Romney.

Ha ringraziato gli operai della Fiat perchè hanno creduto in lui, dopo che sono stati salvati nonostante i venti di tempesta del settore.

Ha ringraziato i Marò, comunque fieri rappresentanti di un paese, ingiustamente o meno carcerati lontano lontano per aver difeso una qualche corporazione, comunque vittime di un sistema più grande di una nazione.

Ha ringraziato il popolo italiano fiero del proprio territorio, tanto da applicare tecniche di guerriglia per non permettere che una "modernissima" e "profittevole" ferrovia passi anche per una montagna carica di amianto.

Ha ringraziato anche il senso di responsabilità delle istituzioni, per aver approvato in tempi rapidi una nuova norma elettorale che cancelli la sfacciataggine di volersi prendere una poltrona ed incarichi che, in passato, mai e poi mai sarebbero stati raggiungibili per chi fosse assolutamente mediocre.

Ha ringraziato, ha ringraziato...poi è tornato da Chicago alla Casa Bianca.

Solo,

mi chiedo ancora in quale parte di questo paese si trovino Chicago e la Casa Bianca.

venerdì 26 ottobre 2012

Rassegnazione | Accettazione | Negazione | Reazione


Osservo, rifletto, deduco...e nelle ovvietà che trovo da me mi rendo conto che hanno la stessa valenza ed il fascino di una scoperta tutta nuova.

Quello che osservo è la reazione umana di un animo posto di fronte ad una limitazione, interiore od esteriore che sia. Non importa quale sia l'evento, qui importa la conseguenza.

Mi affaccio su quattro categorie: Rassegnazione, Accettazione, Negazione ed infine Reazione e cerco di dedurre le loro differenze.

Perchè fare ciò? Forse per la massima del "conosci il tuo nemico" (sè stessi?) o semplicemente per il piacere di gran pippone mentale :)

Sono ovvietà ripeto ma, vuoi per fretta, vuoi per disinteresse, vuoi che sia così e basta, io perlomeno non colgo immediatamente il fatto che non sono solo quattro parole ma concetti che si intrecciano, talvolta si avvicendano e si escludono nell'animo.

Rassegnazione: quello stato d'animo di chi si trova ad ammettere pazientemente un dolore, una sventura, una limitazione, senza alcuna altra speranza.

Accettazione: uno stato d'animo di accoglimento della limitazione ma con un proposito, una idea quasi positiva di uscita dallo stato limitativo.

Negazione: lo stato d'animo di rifiuto dell'ammissione della limitazione, di ribellione, con una idea negativa, comunque non propositiva, di uscita.

Reazione: il “dichiarare guerra” allo stato limitativo, differente dalle altre perchè la persona quasi si pone a soverchiare la situazione (utilmente o inutilmente che sia), pur essendone chiaramente vittima.

Di fronte ad una nostra limitazione, siamo dei pendoli ed oscilliamo continuamente tra queste categorie ma...

...se riuscissimo a dare una definizione, un senso, un nome a questi stati, queste oscillazioni...non potremmo già essere più vicini ad una soluzione?

Ad una nuova realtà?

giovedì 25 ottobre 2012

L'urgenza della conoscenza.

E' qualche anno che, come immagino anche voi, conosco e frequento i più svariati social network.

Una cosa che ho notato, mi incuriosisce e fa riflettere è che, a social network differente, esiste un comportamento comune, una sorta di minimo comune multiplo, che io chiamo "Urgenza della conoscenza", ovvero quella "necessità" della generalità degli utenti di raggiungere una platea più ampia possibile e nel minor tempo di "amici" virtuali.

Pensando a quella che è la finalità di un social network, ovvero il far "mettere in contatto e stabilire una relazione" tra persone con interessi e gusti più o meno comuni, mi chiedo quale sia la qualità e l'utilità di una "relazione" nata da followate/cerchiate/like-mi piace, ecc...a raffica e, sembra, quasi a caso.

In questo modo, si può parlare ancora di relazione tra persone? Di amicizia o scambio di pareri, esperienze, pensieri?

In pratica, si può ancora parlare di "social network"?

Ci sono stati e tuttora ci sono vari tentativi di creare dei social network più ristretti, quasi privati ma, fateci caso, mai qualcuno che effettivamente decolli e che si imponga. 


A questo punto, mi interrogo: può esserci una utilità "diversa" nell'avere e, soprattutto, permettere di avere, incentivare ad avere, una platea così ampia con la quale il dialogo è generalmente raro e praticamente inesistente?

Si. L'utilità c'è, ma non riguarda assolutamente il confronto e l'amicizia: motivi professionali (e ce ne sono di "professionisti del social network"), pubblicitari, auditel, sondaggi di mercato con conoscenza di gusti ed abitudini degli utenti, tastare il polso all'opinione pubblica e (perchè non pensarlo?) deviarlo(?)...di esempi ne abbiamo, è necessario continuare?

Se pensiamo a quella che è l'evoluzione di Twitter e Facebook, ad esempio, ci accorgiamo che stiamo assistendo sempre più alla loro trasformazione da social network a servizio, con l'inclusione di pubblicità ed il loro utilizzo sempre più massiccio da parte dei media tradizionali.

Certo, non è da dimenticare che possiamo anche informarci in modo diverso per il loro tramite....ma un fenomeno così importante come la primavera araba, permessa anche dall'uso di twitter, si ripeterà?

Tornando alla logica da uomini della strada ed utenti medi, potrei fare come un pensionato (presto patrimonio dell'UNESCO) al parco che, dando da mangiare ai piccioni dalla sua panchina preferita, dice: "ah, una volta le amicizie erano vere amicizie, rapporti di qualità, non come adesso che si conoscono tutti e non si conosce nessuno".

Tornando al titolo, ad un utente medio e consapevole, quindi, importa o pratica questa urgenza della conoscenza?


Io non credo: non vedo così tante persone che ad una festa, ad esempio, si buttano affannosamente a dover conoscere e chiacchierare con tutti per forza.

Minimo, verrebbero viste come sfigati ;)

giovedì 18 ottobre 2012

Non serve mica Google.

C'è un gioco che mi piace fare con le persone che incontro.

Mi piace osservare come sono, lo stile adottato nel vestirsi, l'eventuale accessoristica, il linguaggio del corpo, l'aspetto fisico...nel caso li incontri nel loro ufficio per lavoro, qual'è il tocco di personalizzazione adottato e su cosa pongono enfasi in particolare (famiglia, hobby o sport preferito...), sforzandomi soprattutto di cogliere i dettagli, più che il quadro d'insieme.

Nel frattempo, traggo delle deduzioni sul carattere della persona osservata, cercando di andare anche oltre ciò che si pone immediatamente davanti ai miei occhi: è una persona estroversa, piuttosto che pignola, ordinata o disordinata e così via.

Infine, nel chiacchierare, faccio presente quello che io ho colto di loro e generalmente la loro reazione è di stupore con la classica domanda "come hai fatto a capirlo?".

Non essendo ovviamente Sherlock Holmes nè un Copperfield della situazione, tutta questa tiritera scritta sopra è per dirvi che: lo sappiate o no, in ogni momento date moltissime informazioni di voi stessi, anche quando non vorreste o crediate non sia così.

Tutte informazioni che possono essere colte da un qualsiasi osservatore dilettante, mica chissà da quale genio, basta solo impegnarsi un attimo (d'altronde, cosa aspettarsi da questi tempi se una persona può essere considerata una eminenza anche solo per il fatto di aver letto il libretto di istruzioni?).

E' un gioco, in fondo, simpatico da fare, così come (volendo essere diabolici) ci si può divertire a fare l'esatto contrario ed inviare segnali sbagliati, confondendo così chi notate vi stia osservando ;)

Altro che Google e la manipolazione delle informazioni.

Mi porto avanti.

Mi sono esercitato tanto nella vita in quella pratica.

Son partito che ero un ragazzo, senza alcuna motivazione o spinta particolare, animato solo dal “farmi gli anticorpi”.

Ogni volta successiva alzavo l’asticella, il ritmo, cercando una intima convinzione (qualche volta quasi riuscendoci) che alla fine non mi sarei fatto trovare impreparato per tutte quelle volte che “l’evento” sarebbe accaduto.

Risultato? Niente da fare: al dolore non si é né si sarà mai preparati, perfino ad un dolore annunciato o consapevolmente ineluttabile.

Dal quel momento non ho avuto più dolore.

martedì 16 ottobre 2012

30 minuti circa.

Il suo mondo era lì, spazio e tempo ben scanditi.

Lo spazio era di un metro e mezzo circa, il tempo 30 minuti circa.

L’intervallo, ben scandito anch’esso, andava dal lunedì al sabato, occasionalmente al venerdì.

Lei non aveva parole, solo occhi, qualche volta sfuggenti, altre da piccole pause per poi fuggire lontano, come animali curiosi e timorosi, non per questo meno coraggiosi.

Ecco, tutto il resto era contorno, chiacchiere, vaghezza.

Il mio primo viaggio con Italo

Una volta tanto voglio provare io il brivido di recensire qualcosa.

Occasione migliore non poteva capitarmi proprio in questo caso, dato che siamo alle prime settimane di vita di questa nuova compagnia di trasporti ferroviari (con dietro gente come Montezemolo e Della Valle) che si porrebbe in diretta "concorrenza" con la monopolista del caso: Trenitalia.

Lo slogan di Italo (che ho letto in giro io, perlomeno) è "viaggiare in modo diverso" per cui...proviamo a viaggiare diversamente e vediamo le differenze (ovviamente) con Trenitalia.

Il sistema di biglietteria online è simile a quella che già conosciamo con la monopolista: scelta dell'itinerario, carta di credito, prenotazione e pagamento, con una ulteriore distinzione di "opzioni" disponibili: sono tre e si chiamano Smart, Prima e Club e si distinguono per spaziosità di sedili, posto in una carrozza particolare dove è vietato (sarà così?) l'uso di cellulari con privilegio del silenzio e, infine, un servizio al posto con pasto servito e tv.

Nel mio caso, abbiamo fatto un viaggio per 2 adulti da Roma Ostiense a Venezia Mestre con tariffa Promo Italo (tariffa promozionale, quindi bassa) e opzione Smart ove, nel caso si volesse mangiare o bere qualcosa in treno, ci si serve da distributori automatici presenti in una delle carrozze.

Rispetto a Trenitalia, il risparmio sul costo del biglietto è stato di circa 10 euro. Prima riflessione personale: la convenienza di tariffe, rispetto alla compagnia ferroviaria monopolista che negli anni passati ha sì goduto di finanziamenti statali e, crediamoci, un "calmieramento" del costo del biglietto ma che sostiene anche dei bei costi di gestione (o mala gestione, direbbe qualcuno), non mi pare così evidente. Poca agressività nel mercato o la monopolista effettivamente ci guadagna poco sopra?

Chissà.

Passiamo al viaggio. Arrivati alla stazione Ostiense con treno regionale, ci rechiamo alla parte opposta della stazione di Trenitalia (con un attimo di difficoltà perchè chi arriva dai binari non ha immediatamente a disposizione indicazioni sul dove andare), e ci troviamo a "Casa Italo" (la corrispondente stazione della società) notando subito che è tutt'ora un "lavori in corso", anche se comunque si presenta già bene.
 Appena entrati nella sala d'attesa, che gioca su vetrate, luce e sull'open space (probabilmente anche per distinguersi dagli spazi angusti che le stazioni delle Ferrovie dello Stato trasmettono al viaggiatore), ci vengono incontro ben 3, diconsi tre, hostess della compagnia. Non ce l'ho fatta a stare zitto e non dire: "addirittura in tre!" con relativi sorrisi (educati o sinceri non so) :)

Qui si nota una differenza rispetto a Trenitalia: la quasi totalità del personale che ho visto in stazione e sul treno è femminile uguali non solo, chiaramente, nell'uniforme ma addirittura nell'acconciatura, con capello moro e raccolto a coda di cavallo...inquietante! :)

Abbiamo ancora un pochino di tempo e facciamo un giro nell'immobile immediatamente adiacente alla stazione (situato centralmente per chi arriva in macchina) con insegna "Eataly" e trattasi di una sorta di centro commerciale del cibo ed accessori per la cucina, con un rilievo alle specialità locali d'Italia, dove puoi mangiare sul posto o fare la spesa. Purtroppo, su quattro piani di questo centro, per motivi di tempo abbiamo potuto visitare solo il pianterreno, dove c'è una sorta di supermercato con all'interno vari punti di ristoro con diverse specialità (ad esempio, da una parte si mangiano piadine, dall'altra specialità alle verdure), un bar sponsorizzato da Illy (con sedie trasparenti Kartell o presunto tali) ed una libreria della Coop con tema predominante il cibo, il tutto ben combinato secondo l'ottica di uno poco raffinato come il sottoscritto :)

E' quasi ora di prendere il treno e ci dirigiamo verso l'unico binario a disposizione della società (la 15A), notiamo che l'ingresso è sorvegliato da un addetto alla sicurezza posto immediatamente prima di due hostess della compagnia, presenti per fornire informazioni ed aiuto ai passeggeri. Non c'è tantissima gente, abituati ai classici affollamenti di Trenitalia, ma molte più persone sono salite alla stazione di Roma Tiburtina, nulla di così affollato comunque.
Nulla da dire sui vagoni, e ci mancherebbe altro trattandosi di "materiale rotabile" nuova di zecca: puliti e spaziosi con sedili in simil-pelle, stesso motivo per cui il viaggio alla fine è stato poco rumoroso ed il sistema di condizionamento ha funzionato a dovere (il personale è stato anche attento a variarlo nel caso di apunti fatti da passeggeri). Cortesia ovviamente presente e, meno ovviamente, non ci sono stati particolari problemi anche nel fornire informazioni in lingua inglese: non ci sono stati sketch di controllori di mezz'età che maccheronicamente cercavano di esprimersi con turisti perplessi, insomma :)


Nota dolente: il wifi. Pubblicizzatissimo fin dal sito, scopri innanzitutto che la procedura di abilitazione è a dir poco macchinoso (almeno per me): a bordo del treno, ti colleghi al portale Italo Live, fornisci il tuo numero di cellulare per ricevere un sms con un codice che poi si dovrà inserire, collegandosi nuovamente al portale, oltre a specificare una email valida, accettando le condizioni di contratto ed eventualmente (cosa che io rifiuto sempre) l'accettazione a fornire i propri dati personali anche per comunicazioni commerciali (ecco perchè, probabilmente, vogliono l'email).
Tutto questo per poi...navigare malissimo. Per quanto mi riguarda, la differenza con Trenitalia qui è marcata. Con Italo la navigazione è ballerina e ho avuto zero possibilità di caricare qualcosa nelle gallerie, indistintamente che siano pagine internet, uso applicazioni, youtube. Da questo punto di vista, la concorrente sulla stessa identica tratta fatta un paio di giorni prima non ha dato particolari problemi. Anche Trenitalia ha un sistema di abilitazione con sms, vero, ma dopo il ricevimento di questo navighi immediatamente e la banda è migliore anche in galleria, c'è poco da dire.

Seconda nota dolente: i distributori automatici. Stavolta ringraziando il fatto che ci troviamo in Italia (quindi ti porti il panino a bordo e via) se si dovesse fare affidamento ai due soli distributori automatici presenti (uno principalmente per le bibite ed il secondo per il caffè), mi pare ben difficile un "fai da te" per il pranzo. Io mi sono preso un chinotto da 33 cl ed ho pagato 2 euro e, ad un certo punto del viaggio, il distributore del caffè si è rotto (non accettava più monete).

Qualche minuto di ritardo all'arrivo, nulla di particolare, con il solito dubbio sulla responsabilità: sensazione uguale a quando si viaggia con Trenitalia, insomma.

Alla fine, impressione personale, la sensazione è generalmente positiva: personale cortese, ottimo materiale rotabile con prezzo, però, non clamorosamente concorrenziale e qualche nota dolente (cose comunque rimediabili).

Tutte caratteristiche positive, però, che poi si dovranno dimostrare durature nel tempo.

C'è da dire che il viaggio è stato fatto non utilizzando servizi più peculiari (ad esempio, postazione tv al sedile o, addirittura, carozza cinema), ma questo è il contorno: contano le condizioni base del viaggio come la silenziosità, l'affollamento, il personale.

Date le sensazioni espresse sopra, alla fine mi sono chiesto: con Italo ho "viaggiato in modo diverso" rispetto a Trenitalia?

La risposta è no. Non ho viaggiato in modo "diverso", ho viaggiato in modo "normale".

giovedì 11 ottobre 2012

Effetto "Speaker's Corner"

"Lo Speakers' Corner (in italiano "angolo degli oratori") è un'area dell'angolo nord orientale di Hyde Park, a Londra, vicino a Marble Arch e al luogo dove sorgeva il patibolo di Tyburn. È un luogo tradizionale di discorsi pubblici e dibattiti, specialmente la domenica mattina, che ha preso il posto di un luogo precedente, più all'interno del parco, noto come Reformer's Tree.... ... Notevole esempio del concetto di libertà di opinione, qualsiasi persona può presentarsi senza essere annunciata e parlare su praticamente qualsiasi argomento desideri, anche se è probabile che verrà provocata dai frequentatori abituali con opinioni opposte."
(Definizione tratta da Wikipedia)

Avevo già scritto altrove di questa cosa che noto, ma la voglio riprendere anche qui.

L'argomento è: perchè mai un mezzo fondamentalmente “Social” come Twitter/Facebook/Google+ votati al dialogo, alla condivisione, allo scambio (quindi anche all’allargamento delle nostre conoscenze ed amicizie), quindi socializzazione,  possa molte volte invece far ottenere l’esatto effetto opposto?

Mi riferisco in particolare a certi utenti che in tali social network si producono in una serialità di post che in realtà sono un monologo/proclamo/dialogo più con sè stessi che con gli altri, talvolta con frasi e concetti che pure Nostradamus direbbe "eh?!?".

Credo di non essere l’unico che sia entrato in contatto con certi tipi.

…e guai a provare a replicare qualcosa! Rischi una scomunica, una condanna, una guerra santa, talvolta anche dalle altre persone che seguono il predicatore (i seguaci, si sa, sono sempre in agguato..).

La situazione sopra descritta la chiamo "effetto Speaker’s Corner”, in onore e ricordo di quel piccolo posticino a Londra dove mi facevo quattro risate in simpatia.

...ora che ci penso, quando mi capitano certi tipi le quattro risate le faccio tutt'ora.

Questo è il primo post di un secondo, ennesimo ed inutile blog.


Secondo blog, perchè avevo già fatto una sorta di tentativo su altri lidi, tentativo più rivolto a me stesso che all'eventuale lettore, incontrando le classiche difficoltà di un utente simile: cosa dire, come scriverlo, quale eventuale direzione prendere.

Quella piccola esperienza mi ha insegnato qualcosina-ina-ina, per cui cercherò ora di seguire delle linee guida per me stesso:

  • Semplicità: leggo certi post di tipi che fanno vedere di aver letto un macello di libri che sarebbero stati rari perfino per la mitica biblioteca di Alessandria ed usare un linguaggio che definire criptico è poco. Io non ho quella cultura nè raffinatezza, scriverò in modo il più possibile semplice;
  • Ironia: che facciano ridere o no (e di solito la seconda ipotesi è quella prepondrante, uff...) io sparo battute, non vedo perchè farmele mancare qui;
  • Argomenti: inutile tanti giri di parole, l'ho anche scritto nel titolo di questo post, questo è un blog "inutile" nel senso degli argomenti trattati. Nulla di altisonante o discussioni sui massimi sistemi, bensì quello che avrò ovviamente voglia di scrivere sugli argomenti più disparati;
  • Tempi: nessunissima scadenza, fretta, necessità, urgenza di post...scriverò quando ne avrò voglia.

...al momento non mi vengono in mente altri punti ;)

A questo punto il naufrago arrivato a leggere fin qui si potrebbe fare la domanda: "allora a che serve tutto questo" (la versione educata del "tu stai fuso")? ;)

"Tutto questo" è una prova per me a scrivere e canalizzare "da me a voi" pensieri e riflessioni, con una segreta speranza di arrivare persino a qualche scambio di opinioni dopo aver buttato un argomento come sassolino in questo fluido dinamico di dati qual'è la rete.

...poi, ve lo confesso sottovoce, secondo me non sarà completamente inutile.