Entro in una libreria per bambini e mi rendo conto che non basterebbero neanche dieci infanzie per quante cose si possano immaginare.
Quello che un bambino non potrebbe mai immaginare però è qualcuno, quanto meno inappropriato definirla "persona", che possa agire con una violenza sordida e tale da strappare via quell'infanzia, manco fosse un petalo tra i tanti di un fiore, manco fosse un'infanzia tra dieci disponibili.
Solo il pensiero porta le lacrime ad affiorare, le mani a tremare, brividi a scorrere…
Ecco, si diventa furore, distruzione, odio, urla non soffocate ma lasciate scorrere liberamente, come libero è il desiderio di veder scorrere il sangue di chi ha compiuto tale abominio.
Non esiste e non deve esistere perdono, spiegazione, giustificazione.
Chi osa distruggere, insozzare, colpire il mondo di un'anima innocente non merita di vivere, poiché tale atto è una chiara dimostrazione di rifiuto non solo di quell'infanzia che sta squarciando ma anche della mia infanzia, della tua, seppure ahimè non l'abbiamo più.
Compiere un atto simile significa rifiutare il bene (un bene), un mondo nuovo, la pace.
Se pace si vuol rifiutare, allora, che sia battaglia poiché non esiste rabbia più pura,
violenza più giusta,
guerra più santa
di quella contro coloro che non riescono a vedere gli angeli, non capiscono i colori, non si atterriscono per le piccole paure, non trovano poesia in un sassolino per terra, non si meravigliano ad ogni respiro….
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Attraverso l'infanzia di un bambino tutti noi intravediamo e tendiamo verso la redenzione.
Per questo motivo io, candidamente, ti voglio morto.