venerdì 20 dicembre 2013

¡Madrid!

Se si camminasse con lo sguardo dritto avanti a sè, Madrid potrebbe chiamarsi Roma, tra le persone curate nel loro essere trasandati, occhi bassi e dita in nervoso movimento sullo schermo di uno smartphone con migliaia di messaggi e movenze, esclamazioni, modi di fare tipicamente italiani(?)

Madrid diventa Madrid alzando lo sguardo, ad esempio poggiandolo sull'architettura dei palazzi della Gran Via, o abbassandolo da un aereo in fase di atterraggio ad ammirare quella terra bruciata del deserto che la circonda, ardendola d'estate e di giorno, gelandola d'inverno e di notte.

Quel gelo ed ardore sono intimi, trasmessi nelle opere presenti nei musei, come la Reina Sofia o il Thyssen, dove un Picasso, un Dalì, perfino un Mirò ti insegnano che Eros e Thanatos li puoi respirare, assorbire, sentire più lì che in qualsiasi altro posto della terra e cominci a sospettare che, forse forse, Shakespeare potrebbe essere stato un Gatos*.

Madrid è la mano nella mano al Parco del Buen Retiro, in una bella giornata di sole con temperatura primaverile, di due donne serene e rilassate o di due ragazzi adolescenti in un Mc Donalds in centro, di due ragazze (forse italiane) che bevono birra e ridono davanti ad un Sashimi, spuntino veloce accompagnato da del buon vino, al Mercado De San Miguel.

Madrid è Spagna, ma anche America, in uno Starbucks dove trovi i vecchietti che conversano e si divertono come fossero al bar del paese, e pensi che mancherebbero solo le carte, le urla e le bestemmie di una partita di briscola e olè.

Madrid è polizia, tanta polizia, troppa polizia, tale da farti credere che una nuova guerra civile possa scoppiare da un momento all'altro, con ambulanze continuamente di passaggio, anime sul chi va là.

Madrid è mangiare e bere a qualunque ora, qualunque cibo del mondo presente, la degustazione del tipico prosciutto (Jamon) e ti ritrovi a chiederti come cacchio fanno a non avere la pancetta, come succede a te quando solo guardi un piatto, manco a mangiarlo.

Madrid è crisi, con mendicanti in giro e code lunghissime per prendere i biglietti della lotteria con i nomi più disparati. Per disperati.

Madrid è un'incompiuta. Non per la città o per i madrileni, per te.

Madrid è una passione che scalda il sangue, per chi ha sangue caldo.



* = Gatos (Gatti) è il soprannome con cui vengono identificati i madrileni originari di Madrid da generazioni. Per la precisione, un madrileno di una o due generazioni non sarebbe definito tale

martedì 24 settembre 2013

Impressioni sulla socialità di un raduno social

Un raduno sotto l'egida, seppure non ufficiale, di un social network è sempre un'ottimo spunto di confronto.

Scontata l'idea che questo confronto lo sia nel rapporto amicale o meno con gli altri partecipanti, meno ma ugualmente importante, inconsciamente fondamentale, lo è con sè stessi.

Spiego meglio: nessuno, soprattutto la prima volta che partecipa a tale evento, è esente dal meccanismo mentale della comparazione finale tra l'idea che ci si era fatto delle persone/situazioni estemporanee/rapporti creatasi all'interno del social e la pura e semplice realtà.

Nei social, si può avere il dubbio che qualcuno sia personaggio, alla stregua della situazione reale, fisica, molte carte vengono (velatamente o meno) scoperte, determinando una situazione da "cartina di tornasole" della questione.

Chi è "persona" e chi "personaggio"?

L'occasione mi è stata data dall'evento dei "Tweetawards 2013" svoltosi presso il locale Rockisland di Rimini la serata del 21/09/2013, cui ho partecipato per vera curiosità e per conoscere alcuni twitteri (è stato un vero piacere @egos23 , @Lady_VAFFA_ , @incappucciato e @kaspo).

Interessante perchè (per quanto ho osservato) la lettura della serata sarebbe possibile sotto vari profili (quello "professionale", la potenzialità di sviluppo, il "modello di spettacolo" e per come si colloca), qui esprimo le mie riflessioni tratte da uno sguardo veloce riguardo al capitolo "relazioni sociali".

Inutile dire che certamente è conclamato quell'ecosistema dei rapporti amicali già esistente ma...tali eventi non dovrebbero favorire anche nuove conoscenze?

Faccio questa domanda non rivolto all'organizzazione (ci mancherebbe altro) ma alla tendenza generale dell'atteggiamento dei partecipanti.

Non voglio intendere ovviamente che tutti debbano presentarsi agli altri partecipanti con un "Ciaooooo, chi sei?", (per coloro sprovvisti di cartellino con scritto il nome del proprio account twitter, ad esempio come il sottoscritto) sorriso da 32 denti bianchi splendenti e con fare tipico da reclutatore di qualche nuova setta ma...quale poteva essere la caratteristica che poteva contraddistinguere quell'evento social da una classica serata da lounge o discoteca o chicchessia?

I partecipanti, l'atteggiamento di alcuni gruppi meno rivolto all'evento ed un pochino di più al social.

Non mi permetto di giudicare, solo constatare dettagli di un'atmosfera che comunque è stata simpatica per la spontaneità di molti contrapposta ad un certo atteggiamento più "legato" di altri (solitari o meno).

La soluzione a ciò? Un bel "boh!?!" ci sta da parte del sottoscritto che, lo ripeto ancora, si limita solo a constatare alcune cose.

Mi piacerebbe che qualcuno dei partecipanti mi riferisse le proprie impressioni in merito, magari per evidenziare le bestialità che potrei avere scritto qui, magari perchè ho tralasciato o non notato qualcosa.

La migliore considerazione che posso fare di questi TweetAwards è che a me è piaciuto aumentare le amicizie e conoscenze vere e proprie, dato il fatto che me ne frego di chi sia follower e del suo numero.

Infine, stranezze che ho notato dei TweetAwards:

- per tutto lo svolgimento dell'evento, gran parte della gente era sugli smartphone a postare, tweetare, instagrammare;
- gruppetti di persone che si conoscono creavano isole, con qualche caso di sconfinamento;
- se parli di Facebook eri tollerato, guai, guai, guai a citare G+ (sacrilegio!!);
- il fatto che per poter sapere chi fosse chi, dovevi guardare il badge all'altezza dei seni delle donne (avevo paura di essere scambiato per un guardone) :D

venerdì 19 luglio 2013

La passione è volgare

La passione è comune, senza esserlo, con continui e sistematici tentativi di incardinarla, inquadrarla, quasi ad inchiodarla, inutilmente...

La passione sfida i canoni, non perché questi siano il suo nemico naturale ma perché è la sua stessa natura: la passione è innanzitutto sfida.

Calda o fredda, a dispetto della temperatura esterna, buona o cattiva, a dispetto dell'inclinazione, persino matematica oppure no...

La passione può essere espressione di vita ma, si badi bene, può tranquillamente esprimersi anche attraverso la morte.

Infine, ma non infine... chi l'ha detto che passione è solo amore?

mercoledì 13 marzo 2013

Metterci una croce sopra.

La relatività è un concetto che gli è caro.

E' grazie alla relatività che riuscirebbe a replicare ad un immaginario interlocutore che gli domandi perché fa quello che fa e la risposta, buffa veramente, è "per amore".

E' per "amore" che lui va ad ogni incontro: pioggia, sole, neve, ore ad aspettare seduto, in piedi, steso…nulla può fermarlo e mai si farebbe mancare quell'attimo intenso, di unione, totalizzante per ambedue, seppure solo lui realmente può comprendere la portata di tale rapporto.

Quell'attimo lo vuole sempre afferrare, tenerselo stretto a sé per un tempo indefinito, purtroppo mai sufficiente, prima di metterci una croce sopra…

Per lui il sentimento è puro, non importa quale sia il sesso, non essendovi neanche sesso: uomini, donne, mezza età, giovani rampanti….tutti uniti a lui e con lui, tutti insieme nell'attimo, tutti infine con una croce sopra.

La formalità del dover incontrare prima ogni volta qualcuno o del dover ascoltare una voce, oppure leggere un breve messaggio, per formalizzare "L'Attimo", lo ritiene un male necessario di preparazione, propedeutico, che non può certamente sporcare il loro sentimento, seppure il finale sarà sempre lo stesso, ineluttabile.

L'ultimo suo incontro, ad esempio, lo ha voluto assaporare, tendendolo quasi al suo limite fisico come un elastico: un uomo ancora aitante, aspetto distinto, molto attivo a giudicare dai movimenti, certamente impegnato visto che è spesso al cellulare, sicuramente importante e con un certo carattere (chiaro, altrimenti lui non sarebbe lì).

Lui respira piano ed un sorriso lo sfiora, elabora ipotesi sul resto della vita di chi sta guardando, ha a cuore quell'uomo per tutto il tempo del loro incontro, mentre osserva con la sua croce sopra…

….lui lo sa, lo sente: è amore, seppur fugace, seppur con una croce….



 Infine, quasi a malincuore, tira il grilletto.

venerdì 18 gennaio 2013

La Guerra Santa

Entro in una libreria per bambini e mi rendo conto che non basterebbero neanche dieci infanzie per quante cose si possano immaginare.

Quello che un bambino non potrebbe mai immaginare però è qualcuno, quanto meno inappropriato definirla "persona", che possa agire con una violenza sordida e tale da strappare via quell'infanzia, manco fosse un petalo tra i tanti di un fiore, manco fosse un'infanzia tra dieci disponibili.

Solo il pensiero porta le lacrime ad affiorare, le mani a tremare, brividi a scorrere…

Ecco, si diventa furore, distruzione, odio, urla non soffocate ma lasciate scorrere liberamente, come libero è il desiderio di veder scorrere il sangue di chi ha compiuto tale abominio.

Non esiste e non deve esistere perdono, spiegazione, giustificazione.

Chi osa distruggere, insozzare, colpire il mondo di un'anima innocente non merita di vivere, poiché tale atto è una chiara dimostrazione di rifiuto non solo di quell'infanzia che sta squarciando ma anche della mia infanzia, della tua, seppure ahimè non l'abbiamo più.

Compiere un atto simile significa rifiutare il bene (un bene), un mondo nuovo, la pace.

Se pace si vuol rifiutare, allora, che sia battaglia poiché non esiste rabbia più pura,

violenza più giusta,

guerra più santa

di quella contro coloro che non riescono a vedere gli angeli, non capiscono i colori, non si atterriscono per le piccole paure, non trovano poesia in un sassolino per terra, non si meravigliano ad ogni respiro…. 



…..

Attraverso l'infanzia di un bambino tutti noi intravediamo e tendiamo verso la redenzione.

Per questo motivo io, candidamente, ti voglio morto.